Puoi dire che le carte hanno sbagliato o puoi dare la colpa alla “sfiga”, ma la verità è molto più cruda. Esiste una complicità silenziosa tra chi legge i Tarocchi e chi li consulta, un patto basato sull’immobilismo che non serve a nessuno, se non a svuotare le tasche del consultante e a gonfiare l’ego (o il portafogli) del ciarlatano.
L’approccio per “gioco”: Tra curiosità e insegnamento
Spesso il consultante si avvicina ai Tarocchi spinto dalla semplice curiosità di conoscere il futuro, ma senza la minima intenzione di impegnarsi nell’ascolto attivo. Si va dal cartomante “per gioco”, dimenticando che, sebbene i Tarocchi nascano storicamente come passatempo ludico, in quel gioco risiedeva un profondo intento didattico e filosofico. Basti pensare alle Virtù rappresentate negli Arcani Maggiori. Prendere questo strumento con troppa leggerezza oggi significa ignorarne il valore simbolico e finire per accogliere i messaggi senza filtri critici, subendo passivamente manipolazioni.
L’inganno della scenografia: Spettacolo o Realtà?
Non c’è nulla di male nel creare un’atmosfera scenografica o nel fare “personaggio”. Ma un professionista onesto lo specifica. Spesso, invece, più il lettore si circonda di ninnoli e scenografie da film, più sta vendendo “fuffa”. Questa teatralità serve a creare uno stato di soggezione e creduloneria. Il mio dito non è puntato contro il folklore o le amiche che giocano con le carte, ma contro chi usa la maschera dell’intrattenimento per manipolare le persone e spillare soldi.
La scusa del Libero Arbitrio e la Legge
Troppo spesso il concetto di Libero Arbitrio viene usato come il paracadute dell’incompetenza. Molti operatori lo usano per nascondere il proprio fallimento nella lettura: se il responso non si avvera, la colpa viene scaricata sulla scelta del cliente. Parliamoci chiaro: se non sai interpretare i simboli, il libero arbitrio non è la scusa per la tua ignoranza tecnica.
Inoltre, la legge italiana è cristallina: vantare doti di “chiaroveggenza” per scopi di lucro significa entrare nel campo della ciarlataneria, punita dall’articolo 121 del TULPS. La legge non vieta di avere fede; punta invece i lettori che si approfittano di questa fede per sottomettere l’altro, con dinamiche simili a quelle delle sette.
Il paravento della Partita IVA
La Partita IVA è un requisito minimo di onestà fiscale, ma non deve diventare un paravento. Esistono operatori che, pur essendo in regola con il fisco, sfruttano comunque la fede dei consultanti senza offrire un servizio professionale, usando la propria posizione regolare come scudo per apparire credibili mentre continuano a manipolare. La vera professionalità non è solo una fattura, ma un codice etico che vieta lo sfruttamento della fragilità.
Il “Post-Lettura”: Percorso di crescita o estorsione psicologica?
La differenza tra un professionista e uno sciacallo esplode dopo la lettura:
- Il Tarologo Professionista: La lettura apre un’esperienza di coaching e consapevolezza che può essere coadiuvata da figure professionali come mediatori familiari o psicologi. Il fine è la risoluzione reale del problema.
- Il Fattucchiere: Dopo aver fatto “terrorismo psicologico”, ti propone un rito i cui costi partono da cifre con tre zeri a salire. Se il cliente rifiuta, scatta il ricatto psicologico, facendo credere che senza quel rito accadranno catastrofi. Vendono la cura a una malattia che hanno inventato loro.
Dalla curiosità alla depressione: Il danno dei Media
Molti clienti, dopo l’annuncio di una “grossa sfiga”, cadono in uno stato di depressione, rendendo necessario l’intervento di uno psicologo vero. Spesso i media fanno leva su questi casi per fare audience, finendo però per screditare l’intera categoria e chi opera seriamente con etica e responsabilità.
Il paradosso del Fiscale: Segreti sì, Codice Fiscale no?
È paradossale: il cliente racconta i segreti più intimi a uno sconosciuto, ma si irrigidisce davanti alla richiesta di un codice fiscale. Esigete sempre la fattura! È la vostra prima tutela contro chi opera in nero millantando poteri magici.
La trappola del fatalismo: Un alibi per non agire
Il fatalismo è l’arma di chi vuole clienti fissi, non persone risolte.
- Il lettore mediocre crea dipendenza: ti convince che tutto sia già scritto per farti tornare all’infinito a chiedere “quando cambierà?”.
- Il cliente “comodo” accetta il fatalismo: sentirsi dire che è “sfortunato” lo solleva dall’obbligo di agire e mettersi in gioco.
In conclusione: Basta scuse
Saper dare un messaggio negativo non significa addolcirlo per compiacere, ma trasmettere la realtà fornendo gli strumenti per reagire. Se la mappa indica un burrone, è mio dovere dirtelo, non dirti che puoi volare. Una volta che le carte ti hanno mostrato la via, non puoi più dire “non lo sapevo”. Da quel momento, la scelta di restare fermi o muoversi appartiene solo a te.
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